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venerdì 14 marzo 2008

Kaguro, 5 Marzo 2008

Ciao a tutti carissimi,
Spero stiate tutti bene. Lo so che non mi faccio sentire da un po' ma vi
giuro che non ho proprio avuto tempo. Comunque ogni tanto riesco a trovarlo
il tempo per scrivere due righe e cosi' eccomi qua...
Qui le cose procedono alla grande anche se confesso che comincio un po' ad
avvertire la stanchezza di quattro mesi di missione sulle spalle ma so che
posso farcela senza problemi fino alla fine. Ah, a proposito di fine, vi
anticipo che molto probabilmente dovro' estendere di qualche settimana,
credo addirittura di un mese, la mia missione perche' il mio sostituto
potra' arrivare qui a rimpiazzarmi non prima dei primi di Maggio e finche'
da Khartoum, tra briefings vari, arriva qui in Kaguro, passeranno almeno due
settimane, piu' passaggio di consegne con me, alla fine partiro' intorno a
fine Maggio... Ma non e' un problema, se volessi potrei anche
tranquillamente partire quando il mio contratto termina e cioe' il 21 di
Aprile ma sinceramente non voglio lasciare i miei colleghi in difficolta'
senza logista per circa un mesetto... bisogna essere un po' flessibili in
questi casi.
Avrei tante cose da raccontarvi riguardo al periodo in cui non mi sono fatto
sentire, ma chiaramente non posso elencarvele tutte, sono troppe. Ma una che
mi e' rimasta impressa ve la devo proprio raccontare...
Circa un paio di mesi fa abbiamo avuto l'ennesima emergenza per cui siamo
corsi come al solito di sera nel dispensario ed abbiamo dovuto eseguire
l'ennesimo parto cesareo, che come vi ho spiegato la volta scorsa per noi
qui e' un'emergenza, visto che non abbiamo gli strumenti adatti ed il
personale medico adatto.
Inizialmente i miei colleghi medici ed infermieri hanno avuto qualche
difficolta' perche' anche se sono riusciti a tirar fuori il neonato, il
piccolo non respirava e hanno tentato di rianimarlo come potevano, mentre
allo stesso tempo la madre cominciava a risvegliarsi dall' anestesia quando
era ancora troppo presto, visto che ancora non avevano richiuso il
tutto..... Vi lascio immaginare i momenti di panico ma alla fine la madre si
e' riaddormentata con un' altra anestesia e il piccolo ha cominciato a
respirare anche se non piangeva, probabilmente perche' troppo debole....
Comunque quella e' stata per me la prima volta che ho assistito ad un parto
cesareo ed in quelle condizioni poi..... Eravamo tutti nella stanza che
solitamente usiamo come sala operatoria quel giorno, intendo non solo il
medico e i due infermieri ma anche io e la coordinatrice del progetto che
cercavamo di essere comunque di aiuto in qualche modo. Quando sono rientrato
nella stanza, dopo essere uscito fuori a controllare che i collegamenti
elettrici dal generatore alla lampada operatoria, fossero a posto, la
coordinatrice mi ha passato il piccolo neonato dalle sue braccia alle mie
chiedendomi di tenerlo per un po' e alla fine l'ho tenuto in braccio per due
ore circa fino a quando cioe' i miei colleghi non hanno finito il tutto e
portato la madre nel reparto a riposare.
Vi assicuro che per me e' stata un'esperienza che non dimentichero' mai....
Ora la madre e il bambino stanno bene e proprio qualche giorno fa son
passato dal reparto in cui erano per salutarli perche' stavano per ritornare
al loro villaggio ed e' stata un gioia immensa per me rivedere il piccolo
che ho tenuto in braccio per due ore appena e' nato a distanza di un paio di
mesi circa ed in ottime condizioni, quando l' ho salutato sembrava quasi mi
abbia riconusciuto perche' mi ha sorriso.....
Comunque qui andiamo avanti coi lavori, il nuovo ufficio e' quasi alla fine
anche se ogni volta dobbiamo scontrarci con mille difficolta' per ricevere
il materiale ed e' davvero mortificante.....ma tutto sommato sono abbastanza
soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto finora.
Un' altra bella notizia e' che ho avuto la brillante idea di costruire un
campo di calcio proprio vicino alla scuola in modo che rimanga per i bambini
ed ho comprato in El Fasher, dove ho passato un week-end di riposo, giusto
per staccare un po' dopo quattro mesi sempre nello stesso posto, 22 divise
da calciatore, pantaloncini e magliette, per due diversi team da 11, due
palloni in cuoio, uno per noi adulti ed uno per i bambini della scuola, e
addirittura 6 paia di scarpette da calciatore, le cui taglie mi sono state
espressamente richieste da alcuni dello staff locale, per iniziare a fare
qualcosa di diverso e divertente in questo bellissimo posto dimenticato da
tutti.
E tutti sono talmente entusiasti che perfino i lavoratori giornalieri, che
di solito lavorano per noi nella costruzione del nuovo ufficio fra le varie
cose, si sono offerti di aiutarci a sistemare il nuovo campo, ripulendolo
dalle erbacce, riempiendo con grosse pietre e poi con terra alcune trincee
scavate dall' acqua durante la stagione delle piogge, per livellare bene o
male la superficie del campo stesso, tracciando le linee di delimitazione,
centro campo ed aree di rigore ed infine, proprio oggi fissando le porte in
pali di acciaio e traverse. Domani prima partita ufficiale di inaugurazione:
Ufficio contro Dispensario. Ci sara' da divertirsi......
Pensate che da quando si e' sparsa la voce che avevamo intenzione di
costruire un campo da calcio nel mercato del villaggio sono cominciate a
comparire scarpette da calcio e palloni in gomma, articoli mai visti prima
in Kaguro city........

Ok, credo di aver scritto abbastanza per oggi, vi prometto che cerchero' di
farmi risentire un po' piu' spesso.

Un abbraccio a tutti e a rivederci presto, non manca poi cosi' tanto...

Marcello

sabato 1 dicembre 2007

Marcello, Kaguro 30 Novembre 2007




Kaguro, 30 Novembre 2007

Ciao a tutti carissimi,
Spero non me ne vogliate se non mi son fatto vivo fino ad ora, ma credetemi
se vi dico che non ho avuto un momento libero per poter scrivere due righe
in tranquillita'.
Comunque sto bene, in questo isolatissimo villaggio nel cuore del Darfur di
nome Kaguro, dove mi trovo da ormai quasi tre settimane e devo dire che sto
cominciando ad abituarmi.
Devo dire che inizialmente ero un po' preoccupato visto che in Darfur, come
saprete, la situazione non e' proprio delle piu' tranquille, ma quello di
Kaguro e', tra i progetti MSF in Darfur, sicuramente quello piu'
"tranquillo" visto che ci troviamo nell'area controllata dai ribelli per cui
le truppe militari governative non possono entrare e non ci sono quindi
scontri tra queste ultime e i ribelli stessi.
Non mi mettero' a spiegarvi la situazione del conflitto in atto in Darfur
perche' e' abbastanza complessa e difficile da spiegare e anche perche' io
stesso che ci sono "in mezzo" non l'ho ancora capita tanto bene e in piu' le
alleanze e le divisioni tra e all'interno delle stesse fazioni sono in
continuo cambiamento.
Comunque quello che e' certo, come potete immaginare, chi ci va di mezzo e'
sempre la popolazione indifesa che non ha alcun interesse a prendere parte
al conflitto, ma che si ritrova sempre con la casa distrutta o incendiata e
costretta a fuggire per non essere uccisa.
Prima di arrivare a Kaguro circa due settimane e mezzo fa non potevo
immaginare come fosse, anche se me lo avevano descritto sia a Khartoum che
ad El Fasher, dove ho fatto tappa prima di arrivare nel mio progetto, ma era
quasi impensabile per me immaginare che esistesse un bellissimo paesaggio
montano, anche se con vegetazione completamente diversa da come siamo
abituati ad immaginare per un paesaggio di questo tipo, nel bel bezzo del
deserto, perche' tutto il resto del Darfur e' nient'altro che deserto.
Sembra quasi di essere in un' oasi nel bel mezzo del deserto, per capirci,
dove il paesaggio e' dominato da cime che raggiungono anche i 2000 m ( il
nostro compound si trova a circa 1600 m) e dove durante il giorno fa un
caldo "africano" ma la notte, gia' a partire dalle sette di sera, comincia
addirittura a fare freddo, certo la temperatura per ora non scende al di
sotto dei 14/15 gradi, ma per noi che durante il giorno lavoriamo sotto un
sole a 30 gradi all'ombra 15 gradi di temperatura e' gia' freddo...
Comunque parlando piu' nello specifico del nostro compound, ossia il posto
in cui vivo con altri quattro colleghi, una ragazza indonesiana (medico),
una ragazza inglese (infermiera) ed un coppia francese (lei la Coordinatrice
del progetto e lui infermiere), si tratta di qualcosa di veramente
essenziale, visto che e' solo da qualche mese che Kaguro e' ufficialmente un
progetto a se, per cui siamo veramente all'inizio. Noi viviamo in quattro
"tukul", abitazioni tipiche del posto, costituite da una stanza piu' o meno
quadrata, di circa 3 x 3 m, con le pareti fatte di pietre grosse messe
semplicemente una sull'altra e rivestite all'interno con una specie di
intonaco grezzo fatto di terra e sterco di mulo e paglia (che detta cosi'
lascerebbe pensare al cattivo odore che si potrebbe respirare vivendoci
dentro, ma tranquilli una volta che e' secca l'odore non si sente piu') e il
tetto fatto di canne di bamboo o qualcosa di simile.
Devo dire che all'inizio si fa un po' fatica a viverci dentro ma una volta
fattaci l'abitudine sono anche abbastanza confortevoli.
In piu' nel compound abbiamo una piccola living room con struttura in legno
e pareti in plastic sheeting (fogli di plastica impermeabile) che
utilizziamo per i pasti ma anche come ufficio, visto che il nuovo ufficio,
quello vero, dovro' farlo costruire io.
Poi abbiamo un'altra piccola struttura cosiddetta semi-permanente (legno e
plastic sheeting, come la living room) che utilizziamo come cucina e
un'altro tukul, un po' piu' grande degli altri in cui abbiamo la postazione
radio base ed in cui per il momento dormono i tre staff nazionali, che
vengono da fuori Kaguro e quindi non hanno ancora una casa qui, e cioe' il
traduttore, da pochi giorni assistente admin/fin, e i due autisti.
E per completare l'opera una latrina, sempre con struttura in legno e pareti
e tetto in plastic sheeting (la nostra camera da bagno) e una doccia, stessa
struttura, dove ci si lava con acqua nel secchio e bicchiere di plastica.
In piu' due tende, l'ultima delle quali montata da poco, in cui abbiamo lo
stock logistico in una e quello medico nell'altra.
Il progetto consiste nella gestione di un piccolo ospedale/dipensario che si
trova a circa 1 km dal nostro compound.
Anche nel dispensario le strutture sono molto basiche, vi e' solo una
piccola costruzione in muratura riabilitata alla meglio che ospita una
piccola sala operatoria e per le medicazioni e lo stock medico. I reparti
sono costituiti da quattro tende, tre da 27 mq e un da 41 mq, installate da
MSF, dove si effettuano consultazioni mediche varie, cure prenatali e cure
mediche di base per la popolazione del posto e dell'area in generale.
Io per il momento mi occupo da solo di tutta la logistica relativamente al
compound MSF ed al dispensario, che significa assicurare tutte le condizioni
necessarie perche' il personale medico possa lavorare nel dispensario e noi
espatriati vivere nel compound. Ad esempio l'energia nel compound e' fornita
durante il giorno per mezzo di batterie alimentate da panelli solari e
durante la sera da un piccolo generatore. L'acqua la prendiamo da tre
contenitori in plastica da 1000 l ciascuno che riforniamo alternativamente
ogni tre/quattro giorni, in funzione del consumo giornaliero e io stesso
effettuo la potabilizzazione tramite l'aggiunta del giusto quantitativo di
cloro visto che l'acqua viene da due pozzi del villaggio, gli unici,
costruiti da Oxfam, un'altra Ong internazionale, e trasportata dalle donne
del villaggio per mezzo dei loro muli. Naturalmente paghiamo per
l'approvigionamento dell'acqua sia per il compound che per il dispensario.
La cosa preoccupante e' che durante la stagione secca, che e' da poco
iniziata, l'acqua disponibile nei due pozzi e' sempre di meno, per cui
stiamo cercando una soluzione prima di rimanere senza, anche perche' presto
avremo bisogno di acqua anche per le nuove costruzioni proposte per il 2008
e cioe' il nuovo ufficio, all'interno del compound MSF e un nuovo
dispensario in un' altra area rispetto a quella in cui si trova quello
attuale e piu' vicina al nostro compound.
So gia' da ora che non sara' facile realizzare tutto questo, anche perche'
la manodopera qui e' scarsa e indubbiamente non specializzata e i
materiali, come potete immaginare, quasi del tutto inesistenti, per cui
dobbiamo richiedere e fare spedire tutto da El Fasher o Khartoum e inoltre
le condizioni di sicurezza lungo la strade, quantomeno al di fuori dell'area
controllata dai ribelli, in cui noi ci troviamo, non consentono di poter
trasportare tranquillamente qualsiasi cosa visto che ci sono un sacco di
intoppi ai vari ceck point e spesso nelle aree di "nessuno" e cioe' quelle
non controllate ne' dai ribelli e ne' dai militari del governo i camion
possono facilmente essere assaltati e derubati.
Comunque credo che, come al solito sara' una grossa sfida da intraprendere,
questa volta forse piu' delle altre con le quali mi son dovuto confrontare
fino ad ora, ma ne vale sempre la pena visto che il fine ultimo e' salvare
vite umane.
Sono contento di trovarmi qui, anche se, come vi ho descritto, le condizioni
di vita e di lavoro non sono delle migliori, ma il posto e' bellissimo e il
team di espatriati con cui vivo e' un bel team e naturalmente la popolazione
del posto stupenda.
Ormai mi conoscete bene e sapete che ho sempre un debole particolare per i
bambini che anche qui sono dolcissimi e affettuosissimi e quando mi sento in
difficolta', perche' mi sembra a volte tutto troppo grande e difficile per
le mie sole forze, mi basta guardare loro per trovare la forza necessaria
per andare avanti per la mia strada di cui son convinto sempre di piu'
essere quella giusta.
Un abbraccio carissimi e a risentirci a presto.
Marcello

martedì 6 novembre 2007

Marcello Khartoum 6/11/2007




Ciao a tutti,
solo due righe per dirvi che ieri sera sono arrivato sano e salvo a Khartoum e oggi ho cominciato il mio briefing in ufficio incontrando tutti i responsabili dei vari dipartimenti e continuero' nei prossimi giorni, anche perche' fino a sabato non potro' volare sul mio progetto in Darfur.
Comunque il primo impatto e' sempre lo stesso, forte ed emozionante, come ogni volta che si sbarca in un mondo completamente diverso dal nostro, anche se oramai dovrei cominciare ad esserci un po' piu' abituato, ma e' inevitabile.
La prima cosa che mi ha colpito gia' fin dal mio viaggio in aereo e' stata l'interminabile distesa desertica che ho potuto ammirare per almeno un paio di ore buone, se non di piu', vi assicuro che e' qualcosa di indescrivibile.
E pensavo tra me e me che il posto in cui dovro' vivere per sei mesi, a partire dalla prossima settimana e' situato proprio in un area desertica, ma sorprendentemente non mi fa paura.
Comunque tutti qui mi dicono che, anche se isolato, Kaguro e' comunque un bel posto paesaggisticamente parlando, perche' si trova in altura e dovrebbe esserci della vegetazione....

Anche la gente qui sembra molto cordiale e socievole e solo oggi ho conosciuto un bel po' di persone di cui naturlmente ancora non ricordo tutti i nomi...
Ma vi raccontero' un po' di piu' dopo aver passato un po' di tempo nel mio progetto, per adesso posso solo dirvi che fa tanto caldo e che il primo impatto che ho avuto in generale e' abbastanza positivo.

Un grossissimo abbraccio a tutti e a risentirci presto.

domenica 12 agosto 2007

Bo, Sierra Leone 5 Agosto 2007

Bo, Sierra Leone 5 Agosto 2007


Ciao a tutti miei cari,
spero stiate tutti bene. Lo so, é da un bel pó che non mi faccio vivo, spero non me ne vogliate, ma in questi ultimi mesi sono stato veramente tanto impegnato con il lavoro. Comunque per tranquillizzarvi vi dico subito che sto benone, anche se comincio ad sentire il bisogno di un pó di riposo, e che presto saró di nuovo dei vostri perché, anche se il mio volo non é ancora confermato, dovrei partire da Freetown il 27 di questo mese per stare a Bruxelles il 28 per il mio debriefing e possibilmente in Italia il 29. Per questo credo proprio che questa sarà la mia ultima mail dalla Sierra Leone.
Sarebbero tante le cose da raccontare relativamente a questi ultimi mesi, ma sinceramente non ho voglia di dilungarmi troppo e annoiarvi con le mie storie.
Quello che peró voglio assolutamente condividere con tutti voi sono i bellissimi ricordi e profonde emozioni che ho provato e continueró a provare fino alla fine di questa mia incredibile avventura.
Ho ancora nei miei occhi e porteró sempre nel mio cuore gli irresistibili sorrisi dei bambini, tantissimi e bellissimi, che mi salutano affettuosamente e mi corrono incontro prendendomi per mano. E che dire delle meravigliose persone che ho incontrato qui, sia expats provenienti da ogni parte del mondo, con i quali ho lavorato e vissuto per sei, quasi sette indimenticabili mesi, sia staff locale con cui ho condiviso e continuo a condividere dei momenti unici.
Pensate che come ringraziamento e ricordo per il mio infaticabile e numeroso staff (4 supervisori, 8 operai con contratto e ben 55 lavoratori giornalieri) ho pensato bene di far fare delle magliette con la scritta "CONSTRUCTION TEAM 2007" sul retro e "MSF-B BO SIERRA LEONE" sul davanti, tutte pagate di tasca mia e contro il NO della mia capo missione, che ora é in ferie, ma quando tornerà troverà la sorpresa, ma tranquilli le spiegheró tutto e sono sicuro che capirà...
Dovreste vedere con quale entusiasmo ed orgoglio indossano la loro CONSTRUCTION TEAM maglietta e questo mi rende immensamente felice perché so quanto abbiano lavorato duramente in questi quasi sette mesi passati insieme e quanto uniti siamo stati e siamo come staff.
Pensate che é da un pó di tempo che mi descrivono la bellissima festa di addio che hanno intenzione di prepararmi con danze e canti tradizionali e addirittura stanno organizzando una partita di calcio tra staff e casuals (lav. giornalieri), a cui naturalmente dovró prender parte anch´io, che dovrebbe aver luogo tra due settimane nel campo di calcio del campo rifugiati difronte all´ospedale in cui lavoriamo ogni giorno.
Loro non vorrebbero che io andassi via, ma se proprio devo andare vogliono salutarmi nel miglior modo possibile e questo mi rende enormemente felice ed orgoglioso come non potete immaginare.
Anch´io da un lato vorrei poter non andare via perché mi son trovato e mi trovo veramente bene e a mio agio con loro e qui in Sierra Leone in generale, ma dall´altro lato so che comunque non posso restare qui per sempre e anche perché ho voglia di tornare un pó a casa per riabbracciare la mia famiglia e tutti i miei amici e riposare un pó prima di ripartire per un altra indimenticabile avventura in un altro dimenticato angolo del pianeta.

E tutto questo perché credo e continueró a crederci sempre che se lo vogliamo possiamo davvero rendere questo mondo migliore e dare la possibilità di vivere dignitosamente a chi ingiustamente non ce l´ha, persone bellissime, ma soprattutto persone come noi che abbiamo solo avuto la fortuna dalla nostra...

Persone e luoghi che non potró mai dimenticare per il resto della mia vita…..


Ciao e a presto!

Marcello

mercoledì 21 febbraio 2007

Marcello, Bo, Sierra Leone 18 Febbraio 2007





Eccomi qua carissimi.
Finalmente riesco a scrivervi la mia prima mail dalla Sierra Leone. Dico finalmente perché ovviamente avrei voluto scivervi prima, ma solo ora riesco ad avere un momento di relax per poter scrivere due righe.
Comunque sappiate che sto bene e che non vi dimentico, per cui ogni tanto mi faró sentire.
Probabilmente questa volta non dimostreró lo stesso entusiasmo che avevo quando sono arrivato in Angola lo scorso anno, non perché arrivare in Sierra Leone non mi abbia fatto lo stesso effetto, anzi, ma forse perché sto cominciando un po' a farci l'abitudine ad imbattermi in queste realtá cosí distanti dalla nostra occidentale.
Comunque lo scenario é abbastanza simile a quello incontrato al mio arrivo in Angola, con Freetown, la capitale, caratterizzata dalle sue ''case'' in muratura, legno e lamiere di zinco, la maggiorparte, e soprattutto dal caos delle sue strade che é difficile da descrivere a parole e naturalmente…. tanta miseria.
Non ho visto granché di Freetown anche perché sono arrivato di sera tardi e sono ripartito la mattina dopo alla volta di Bo, la cittadina in cui é concentrato il progetto di MSFB, ma tra cinque settimane dovrei poter avere la possibilitá di passare il week end in Freetown per cui magari sapró raccontarvi qualcosa in piú.
L'unica cosa che posso dirvi é che si trova sul mare e mi hanno detto che ha anche delle bellissime spiagge. All'aeroporto, che si trova in una localitá chiamata Lungi, fuori dalla cittá, son venuti a prendermi alcuni ragazzi sierraleonesi che lavorano per MSF e subito é stata un impresa riuscire a raggiungere la cittá perché l'elicottero, di una compagnia privata, che di solito trasporta i passeggeri dall'areoporto a Freetown é da qualche mese fuori uso. Perció abbiamo dovuto trovare un passaggio fino all'imbarco del traghetto che porta a Freetown, sperando che a quell'ora ci fosse ancora. Fortunatamente tutto é andato per il meglio.
La mattina dopo son venuti a prendermi con la lancruiser di MSF e dopo cinque ore di strada sono arrivato a Bo. Bo é una cittadina, non tanto grande, ma si puó trovare piú o meno di tutto. Anche qui tante baracche, case mezze diroccate, caos di persone e di auto e motociclette per le strade. Pensate che le auto camminano quasi a centro strada, anche nelle strade esterne alle cittá, per evitare i pedoni che camminano a bordo strada.
Le persone sono stupende, molto cordiali e gentili, specie con noi di MSF e spero di potermi fare un po'di amici anche qui, come in Angola. Il progetto di MSF in Bo é davvero grosso, se pensate che siamo la bellezza di una ventina di espatriati, soprattutto medici e infermieri e questa é una delle principali differenze rispetto alla mia missione in Angola in cui di espatriati eravamo solo in due.
Il Gondama Referral Center, dove lavoro e passo gran parte della mia giornata, é un centro ospedaliero costruito in tutto e per tutto da MSF ed é abbastanza grande. Ci sono diversi reparti situati in differenti costruzioni e il problema sanitario principale che ci si trova ad affrontare é la malaria che qui ha un'incidenza spaventosa specie sui bambini di etá inferiore ai 5 anni di vita. Io, questa volta, dovró occuparmi ''solo'' di logistica ed in particolare ''solo'' della parte relativa alle costruzioni. Ci sono diverse prioritá a cui dover rispondere in questo momento ma la piú grossa riguarda la costruzione di un nuovo reparto maternitá. Sará molto interessante per me dal punto di vista professionale, anche perché potró apprendere delle tecniche costruttive leggermente differenti dalle nostre e sicuramente accrescere la mia esperienza in questo campo.
É inutile dire che sará anche questa un'altra bellissima esperienza dal punto di vista umano, ho giá fatto amicizia con tre bambini che sono qui in ospedale che ieri erano nell'ufficio della logistica insieme a me e mentre io finivo di definire l'architettonico del nuovo reparto che a breve inizieremo a costruire loro facevano i loro disegnini spiegandomi ogni volta cosa stessero disegnando.
All'inizio dicevo che probabilmente non mi sentirete cosí entusiasta come lo ero al mio arrivo in Angola, anche perché qui la mia situazione é completamente differente. Intendo dire che facendo il paragone con la situazione in cui mi trovavo a Cuemba, non so perché ma preferivo di gran lunga quella perché mi sentivo piú a contatto con la gente del posto e piú libero di potermi esprimere con loro e potermi creare degli spazi in cui coinvolgerli, come ad esempio le mie classi di capoeira…….
Qui é un po' differente e penso sia dovuto in parte al fatto che siamo tanti espatriati, forse troppi, con i quali tuttavia mi trovo abbastanza bene e pian piano sto incominciando a farmi conoscere e a sentirmi sempre piú parte del gruppo. In parte puó dipendere anche dal fatto che essendo in una cittadina ed essendo la casa in cui vivo un po' in periferia ogni volta per fare un giro o uscire per fare la spesa é necessario chiamare un' auto per farsi venire a prendere, mentre io ero abituato ad uscire a piedi a Cuemba per qualsiasi cosa e questo mi permetteva di incontrare la gente per strada e di sentirmi piú in mezzo a loro. Non lo so, forse é solo una mia errata impostazione mentale che mi fa sentire cosí, sicuramente dipende anche dal fatto che comunque sono all'inizio e quindi nuovo e col passare del tempo riusciró a sentirmi sempre piú a mio agio, e di questo ne sono convinto, ma da quando sono arrivato qui provo una strana nostalgia per Cuemba, l'Angola e i sette mesi e mezzo passati li, come non l'avevo ancora provata da quando sono andato via.
E poi anche il mio inglese non proprio corrente mi fa sentire un po' a disagio con gli altri perché magari spesso mi capita di non capire le cose che mi vengono dette o di non potermi esprimere pienamente come vorrei e rischio di fare la figura del deficente, ma sono fiducioso sul fatto che anche questo problema con il passare del tempo scomparirá. Spero solo che gli altri abbiano un po' di pazienza fino a che questo non accadrá.
Scusatemi se mi sono un po' dilungato su questo punto ma era solo per rendervi partecipi anche del mio personale stato d'animo in questo momento.
Comunque tranquilli, tuttosommato la situazione é sotto controllo per il momento e sono convinto, ed anche alcuni miei colleghi espatriati qui mi hanno rassicurato, che sará solo questione di tempo e tutto andrá per il meglio.
Sono convinto che giá nella mia prossima mail mi sentirete molto piú entusiasta e comunque non posso dire di aver perso l' entusiasmo che avevo all' inizio della mia prima missione perché se cosí fosse di certo non sarei qui.

Ciao a tutti carissimi e a presto

Marcello`

sabato 17 febbraio 2007

Social Canditi


Fai sentire la tua voce

Vuoi conoscere chi c'è dietro a guerre e povertà? Vuoi capire cosa significa nascere e crescere in un Paese povero? Unisciti a noi! Chiedi ai direttori di quotidiani e TG un'informazione completa sul mondo in cui vivi

La malnutrizione ogni anno provoca la morte di milioni di bambini. Si potrebbe prevenire e curare meglio, se l'opinione pubblica fosse più informata e i Governi più attenti. Invece in tutto il 2006 la stampa italiana le ha dedicato appena 89 articoli e 33 notizie nei TG, quasi sempre in occasione di appelli del Papa o di Organizzazioni Internazionali.

La tubercolosi, che ogni anno contagia 9 milioni di persone e ne ammazza 2 milioni, ha conquistato appena tre notizie nei TG. Non stupisce che nessuna industria farmaceutica abbia interesse a studiare farmaci nuovi che possano sostituire quelli obsoleti di cui disponiamo oggi. L'allarme per l'influenza aviaria (cioè per una pandemia che ancora non esiste e che in tutto il mondo ha fatto 80 vittime) ha ottenuto ben 410 notizie nei TG. E di conseguenza in tempi record si sono attivati ingenti finanziamenti per la scoperta di un farmaco e un vaccino.

In Ciad vivono 200mila rifugiati dal vicino Darfur e la violenza e l'instabilità sono all'ordine del giorno. La popolazione civile è vittima degli scontri tra ribelli ed esercito governativo. La stampa italiana ha dedicato al Ciad appena 63 articoli nel corso del 2006, di cui oltre la metà erano semplici trafiletti. I Tg hanno parlato di questo paese africano appena tre volte: in un caso la notizia era centrata solo sull'apprensione per gli italiani residenti li.

Se credi di aver diritto a un'informazione completa e a conoscere il mondo in cui vivi. Se sei stanco di leggere ciò che accade nel resto del mondo solo quando sono in gioco interessi italiani. Allora mandaci una cartolina elettronica per chiedere "DIMMI DI PIU'" e noi la consegneremo a nome tuo ai direttori delle seguenti testate (TG1, TG2, TG3, TG5, Studio Aperto, TG4, TGLA7, La Repubblica/Repubblica.it, Il Corriere Della Sera/Corriere.it, LA Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero).

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lunedì 22 gennaio 2007

Chindele

Marcello è passato a trovarci al ritorno dalla sua prima missione con Medici Senza Frontiere,
abbiamo fatto un piccolo video, (oddio son 16 minuti) comunque con molte delle foto che ci ha portato, la musica di sottofondo è la kizomba, tipica musica angolana....
ho messo su anche tutti i video che ha girato con la sua macchina fotografica
li trovate tutti qui